• Distribuzione dell'indice PMV
  • Analisi del discomfort indoor

Analisi CFD

di Ing. Virgilio Muratore

Continua il nostro excursus sugli strumenti di simulazione energetica: oggi approfondiamo alcuni aspetti relativi all’analisi fluidodinamica, o CFD.

La simulazione energetica dinamica consente di calcolare, per ciascuna zona termica, consumi e stato termodinamico degli ambienti (se vuoi approfondire leggi qui). Il calcolo, risolvendo equazioni di bilancio termico e di massa, definisce l’andamento dei parametri  ambientali nei volumi controllati, fissando le temperature interne ed esterne delle superfici che li delimitano. Assegnando i risultati di una simulazione dinamica precedentemente svolta come condizioni al contorno di un modello di simulazione fluidodinamica, è possibile condurre indagini ancora più dettagliate. Attraverso un’analisi CFD è possibile descrivere il livello di benessere conseguito non solo globalmente (cioè a livello di singola zona termica ) ma in termini di disagio termico locale.

INDICI DI BENESSERE TERMICO GLOBALE

Le norme tecniche di riferimento per il benessere termoigrometrico si avvalgono di due indici di  benessere: il PMV ed il PPD. Questi possono essere definiti come indici di comfort “globali”, in quanto  calcolati in funzione di tutti i parametri che governano il fenomeno di scambio termico fra corpo umano ed ambiente. La normativa UNI EN ISO 7730 del 2005 definisce tre diverse classi di comfort. Questa classificazione, successivamente assimilata dalla EN 15251 del 2007, è ripresa dal protocollo di certificazione LEED, che raccomanda per le nuove costruzioni il raggiungimento della classe B.

UNI-EN-ISO-7730

Classe A Classe B Classe C
PMV PPD (%) PMV PPD (%) PMV PPD (%)
-0.2≤PMV≤0.2 ≤ 6 -0.5≤PMV≤0.5 ≤ 10 -0.7≤PMV≤0.7 ≤ 15

 

CAUSE DI DISAGIO LOCALE

Gli indici di comfort PMV e PPD sono calcolati sulla base di equazioni di bilancio che descrivono lo scambio termico fra ambiente e corpo umano nel suo insieme. Tuttavia la sensazione di disagio termico può essere dovuta anche all’involontaria esposizione di specifiche zone del corpo a particolari condizioni. Questo stato di malessere ambientale viene definito “disagio locale”.

Le normative tecniche cui il protocollo LEED fa riferimento ( ASHRAE 55, ISO 773, EN 15251 ) prescrivono,  per verificare il raggiungimento dello stato di comfort termico, il rispetto di vincoli relativi a disagio da corrente d’aria (la causa di disagio locale più frequente), eccessiva variazione della temperatura in verticale, pavimenti caldi o freddi ed asimmetria radiante.

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