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Illuminazione Naturale – Normativa e Protocolli

La luce naturale gioca un ruolo fondamentale nella progettazione architettonica e ha una indubbia valenza compositiva ed estetica.

Non sempre però i progettisti hanno tutti gli strumenti necessari per studiare e approfondire un progetto illuminotecnico: è necessario saper misurare la quantità e la qualità della luce progettata.  Come possiamo stabilire se la luce naturale nel nostro progetto è sufficiente, quali standard possiamo seguire per non sbagliare? In questo breve articolo proviamo a fare il punto della situazione sugli strumenti progettuali e gli standard normativi a disposizione.

La normativa italiana introduce due fattori che misurano la luce naturale indicando le soglie minime da rispettare:

  • Il Rapporto Aeroilluminante (RAI) stabilisce che la superficie finestrata apribile deve essere almeno pari a 1/8 della superficie illuminata, per garantire l’illuminazione e la ventilazione minima per l’abitabilità degli ambienti.
  • Il Fattore di luce diurna (FLD) è un parametro introdotto per valutare la quantità di luce naturale in un ambiente confinato. La normativa italiana lo riconosce come obbligatorio in tre ambiti edilizi:
    • Edilizia residenziale (art. 5 DM 05/07/1975)
      • ALLOGGI: FLDm > 2%
    • Edilizia scolastica (art. 5.2.5 DM 18/12/1975)
      • AMBIENTI DIDATTICI: FLDm > 3%
      • PALESTRE, REFETTORI: FLDm > 2%
      • UFFICI, DISTRIBUZIONE: FLDm > 1%
    • Strutture ospedaliere (art. 1.3.03 DM 22/11/1974)
      • DEGENZA, DIAGNOSTICA, LABORATORI: FLDm > 3%
      • PALESTRE, REFETTORI: FLDm > 2%
      • UFFICI, DISTRIBUZIONE: FLDm > 1%

Con l’introduzione dei CAM (Criteri Ambientali Minimi), la normativa italiana si è arricchita di numerose indicazioni progettuali, tra cui delle prescrizioni sulla luce naturale. Il criterio 2.3.5.1 (DM 11/01/2017) “Illuminazione Naturale” prescrive la verifica del Fattore di Luce Diurna maggiore del 2% per tutti gli ambienti occupati per più di 1 ora al giorno (rimandando alla normativa specifica di riferimento) e suggerisce l’adozione di un orientamento Sud, Sud-Est o Sud-Ovest per gli ambienti come soggiorni, sale da pranzo, cucine abitabili e simili, disponendo delle opportune schermature esterne dove necessario. Un’attenzione particolare è data al contrasto dell’abbagliamento controllando il direzionamento della luce.

I CAM già concepiscono una visione della progettazione illuminotecnica più ampia, visione condivisa con i protocolli di sostenibilità energetico-ambientale: la semplice verifica normativa infatti non garantisce la qualità del progetto. Una buona progettazione della luce diurna influenza moltissimi aspetti della qualità di vita degli utenti ed è essa stessa garanzia di qualità. La luce naturale rinforza il naturale ciclo circadiano, riconnette gli utenti con l’ambiente esterno e la natura e, se ben progettata, riduce i consumi elettrici legati all’illuminazione artificiale. Una luce diurna ben progettata migliora la produttività di studenti e lavoratori, riduce i tempi di convalescenza nelle strutture sanitarie aiutando a combattere fattori negativi come la depressione e l’apatia.

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USGBC’s Headquarters – Edificio certificato LEED® Platinum

Il protocollo LEED® v4 suggerisce ai progettisti diversi standard per la verifica della qualità dell’illuminazione interna, tra cui:

  1. Il valore di Illuminamento Medio Im (lux). Le soglie stabilite dal protocollo LEED v4 vanno da un minimo di 300 lux ad un massimo di 3000 lux, per valori di Im calcolati all’equinozio in condizioni di cielo sereno, alle ore 9.00 e alle ore 15.00. Per stabilire se il progetto rientra in queste soglie è utile fare delle simulazioni illuminotecniche con dei software specifici e valutare così i risultati: se il 75% delle superfici degli ambienti regolarmente occupati rientra nelle soglie sopra citate, possiamo dire che il nostro progetto ha una buona quantità di luce naturale.
  2. Accessibilità ad una vista esterna da parte della maggior parte degli utenti, un ulteriore fattore da tenere sotto controllo. La possibilità di poter guardare fuori dalla finestra mentre si svolgono le attività quotidiane assicura maggior soddisfazione, attenzione e produttività: ad esempio, i lavoratori che passano molto tempo davanti ad uno schermo possono trovare sollievo nel distrarre lo sguardo verso un panorama naturale. Nelle strutture sanitarie è stato dimostrato come la possibilità di una vista verso l’esterno o un accesso su un ambiente naturale possa ridurre i tempi di convalescenza e lo stress legato al ricovero. Non è da sottovalutare inoltre la connessione che si crea tra utenti e ambiente naturale: la possibilità di poter percepire il cambiamento della luce durante la giornata lavorativa o nel succedersi delle stagioni è un aspetto fondamentale per il nostro ritmo circadiano e per ridurre disturbi fisici e mentali.

Per queste ragioni è auspicabile che il progettista ponga da subito un’attenzione particolare all’orientamento dell’edificio, al disegno delle facciate e al rapporto interno – esterno, alla distribuzione degli ambienti interni per assicurarne l’affaccio verso l’esterno.

Officine Green Building può aiutare i progettisti a migliorare la qualità dei loro progetti, contattateci qui per saperne di più!

In evidenza una immagine degli interni del Bullit Center a Seattle, un edificio che ha ottenuto la certificazione Living Building Challenge (v.2.0)

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